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	<description>Blog solidarietà, volontariato internazionale, cooperazione internazionale, commercio equo e adozioni a distanza</description>
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		<title>Festa della Mamma: quest&#8217;anno regala una rosa solidale</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 17:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Solidarietà e Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[da rosa nasce cosa]]></category>
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		<description><![CDATA[
Adoro unire l&#8217;utile al dilettevole, mi dà un senso di completezza e di soddisfazione che raramente altre cose mi danno. Dunque un pensiero sì, ma equo-solidale, un fiore sì, ma per sostenere la ricerca. Lo stesso vale per la Festa della Mamma.
Questa volta è la Lega Italiana Fibrosi Cistica a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/05/05/festa-della-mamma-questanno-regala-una-rosa-solidale/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1613.jpeg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/05/da-rosa-nasce-cosa.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1615 imgArticoloBordo" title="da-rosa-nasce-cosa" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/05/da-rosa-nasce-cosa-300x111.jpg" alt="" width="300" height="111" /></a>Adoro unire l&#8217;utile al dilettevole, mi dà un senso di completezza e di soddisfazione che raramente altre cose mi danno. Dunque un pensiero sì, ma equo-solidale, un fiore sì, ma per sostenere la ricerca. Lo stesso vale per la<strong> Festa della Mamma</strong>.</p>
<p>Questa volta è la <a href="http://www.toscanafc.it/2013/05/10/da-rosa-nasce-cosa-settimana-della-lotta-alla-fiborsi-cistica/" target="_blank">Lega Italiana Fibrosi Cistica </a>a lanciare la sua <em>rosa di sfida <strong>&#8220;Da rosa nasce cosa&#8221;</strong></em>: <strong>dal 4 al 12 maggio si vendono in tutte le piazze e i centri commerciali del Paese piante di rosa per sostenere e rafforzare i Centri di Cura Fibrosi Cistica di tutta Italia.</strong> Un modo per aiutare tanti malati ma anche tanti bambini.</p>
<p>I fondi andranno infatti anche al nostro <strong>Meyer </strong>di Firenze, per quei piccoli bisognosi di assistenza e fisioterapia respiratoria, una prassi d&#8217;obbligo fondamentale per tutti coloro che soffrono di FC.</p>
<p><strong><em>Se siete toscani, ci trovate dal 10 al 16 maggio all&#8217;Ikea di Sesto Fiorentino. A proposito di unire l&#8217;utile al dilettevole.</em></strong></p>
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		<title>Mentre l&#8217;Europa stagna, l&#8217;Africa cresce</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 17:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[africa 2013]]></category>
		<category><![CDATA[crescita africa]]></category>
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Com&#8217;è l&#8217;economia africana? In nero? Non proprio&#8230; anzi i dati sono molto incoraggianti. Lo dice Riccardo Barlaam su Nigrizia, riportando niente meno che i dati dell&#8217;Economist inglese. Condivido con voi questi &#8220;numeri della speranza&#8221;, in cui sono felice di cogliere una crescita lenta ma costante che forse prima o poi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/05/05/europa-stagna-africa-cresce/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1600.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/05/crescita-africa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1604 imgArticoloBordo" title="crescita-africa" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/05/crescita-africa-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>Com&#8217;è l&#8217;economia africana? <strong>In nero? Non proprio</strong>&#8230; anzi i dati sono molto incoraggianti. Lo dice <a href="http://www.nigrizia.it/notizia/dove-arriva-la-giraffa/blog" target="_blank">Riccardo Barlaam su Nigrizia</a>, riportando niente meno che i<strong> dati dell&#8217;Economist inglese</strong>. Condivido con voi questi<em><strong> &#8220;numeri della speranza&#8221;</strong></em>, in cui sono felice di cogliere una <strong>crescita lenta ma costante che forse prima o poi affrancherà l&#8217;Africa dalla sua schiavitù moderna:</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>48% in più di ragazzi dell&#8217;Africa Subsahariana che riescono a frequentare la scuola secondaria</strong> (dal 2000 al 2008)</li>
<li><strong>10% in più di aspettativa di vita in tutto il continente</strong></li>
<li><strong>Diminuzione mortalità infantile</strong></li>
<li><strong>30% in più di reddito pro capite</strong> grazie alla crescita dell&#8217;economia &#8211; nei prossimi 20 anni aumenterà di un altro 10%</li>
<li><strong>6% l&#8217;aumento annuo medio del PIL </strong>per i prossimi 10 anni. Un dato positivo se pensiamo che in Europa siamo tutti in recessione.</li>
<li><strong>25 paesi su 55 sono passati da regimi autoritari o dittature a forme più democratiche di governo</strong></li>
</ul>
<p>Servizi e prodotti sembrano adesso a portata di tutti. Il report parla di <strong>3 telefonini ogni 4 persone</strong>, entro il 2017 il 30% delle famiglie avrà la TV a colori in casa. Non so in tutta sincerità come leggere questi ultimi dati, perché mi pare che i problemi profondi dell&#8217;Africa non si curino certo con smartphone e tv, ma <strong>d&#8217;altronde l&#8217;informazione, la formazione e la cultura passano anche da qui</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Africa che distrugge l&#8217;Africa: storie di fagiolini e di governi corrotti</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 19:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio Equo-solidale]]></category>
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		<description><![CDATA[
Mai avrei pensato che degli innocenti fagiolini verdi sarebbero finiti sul tavolo insieme a un governo corrotto, e invece&#8230; mai dire mai.
La nostra storia comincia in Burkina Faso, Africa subsahariana, terra arida senza affacci sul mare, che non dà acqua almeno che non si perfori in profondità, e senza campi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/03/24/lafrica-che-distrugge-lafrica-storie-di-fagiolini-e-di-governi-corrotti/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1584.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/03/fagiolini-burkina-faso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1592 imgArticoloBordo" title="fagiolini-burkina-faso" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/03/fagiolini-burkina-faso-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Mai avrei pensato che degli innocenti fagiolini verdi sarebbero finiti sul tavolo insieme a un governo corrotto, e invece&#8230; mai dire mai.<br />
La nostra storia comincia in <strong>Burkina Faso, Africa subsahariana</strong>, terra arida senza affacci sul mare, che non dà acqua almeno che non si perfori in profondità, e senza campi coltivati, se non di sorga, miglio e cipolle.</p>
<p><span id="more-1584"></span></p>
<p>Da qualche anno però, in Burkina nascono anche i fagiolini. <strong>Grazie a un progetto di cooperazione nato tra il Movimento Shalom Onlus e a Coop</strong>, si è dato il via alla coltivazione di questo prodotto per offrire lavoro e sostentamento a cooperative locali, rivendendo in Italia i fagiolini nei periodi in cui qui non ce ne sono.</p>
<p>Il progetto prometteva bene: io in quei verdi campi di fagiolini del Burkina Faso &#8211; un&#8217;oasi di smeraldo in mezzo a tutto quel deserto &#8211; ci sono stata.  Si trovano a <strong>Kongoussì</strong>, vicino alla capitale Ouagadougou, dove i coltivatori &#8211; circa <strong>150 famiglie</strong> &#8211; si sono riuniti nella cooperativa Scobam.</p>
<p>Questi coltivatori avevano già tentato di produrre fagiolini per rivenderli all&#8217;estero, ma non hanno avuto molta fortuna. <strong>I &#8220;soci&#8221; francesi infatti, acquistarono molta merce, ma si dimenticarono di pagare i poveri agricoltori </strong>che, rimasti ancora più poveri, si persero d&#8217;animo e abbandonarono in gran parte il progetto.</p>
<p>Con la Coop le cose andarono meglio: l&#8217;accordo di fornitura da 120 tonnellate l&#8217;anno di fagiolini è stato rispettato e con il ricavato, le famiglie hanno potuto pagare la scuola per i bambini e garantire loro un&#8217;alimentazione più sana, portando in tavola anche un po&#8217; di carne oltre al solito miglio.</p>
<p>Ma anche questo non bastò: il progetto equo solidale nato con Shalom e con Coop venne riconosciuto come modello di collaborazione Europa Africa persino dall&#8217;<strong>ONU, che pensò bene di stanziare diversi milioni di euro al Governo del Burkina Faso per far crescere l&#8217;iniziativa</strong>.</p>
<p>Questa volta, furono gli stessi fratelli africani a derubare i coltivatori, perché <strong>di quei milioni di euro, dissipati nei meandri della burocrazia burkinabè, a loro non è arrivato un centesimo.</strong></p>
<p>A niente è valso quello splendido nome che porta il Burkina Faso,<strong><em> &#8220;terra degli uomini integri&#8221;</em></strong>, a salvarlo da un destino che travolge mille altri paesi africani, e non solo.</p>
<p>Lo riconosce persino Silvan Sawadogo, presidente di Scobam in un&#8217;intervista dell&#8217;Informatore Coop: &#8220;<em>Non sono stati gli Italiani ma i Burkinabè a sabotare il progetto</em>.&#8221; Fortunatamente questa volta le famiglie non si sono date per vinte: oggi investono di tasca loro tutto quello che hanno per dare il via alla produzione (sementa, concime, ecc), sicuri di poter comunque produrre i fagiolini e poi ricevere un equo compenso.</p>
<p><strong>Da una parte, mi sbigottisce l&#8217;idea che l&#8217;Italia, con la sua burocrazia di tronfi arricchiti, i suoi inciuci politici che oggi vanno così di moda e i suoi comuni montani fasulli, sia così simile ad uno dei Pesi più poveri al mondo. Dall&#8217;altro mi domando per l&#8217;ennesima volta come potrà l&#8217;Africa risollevarsi mai dalla sua condizione di ultima del pianeta se le sue classi politiche non saranno capaci di unire la loro voce a quella dei diseredati.</strong></p>
<p>Fonte dati: Coop</p>
<p><iframe width="500" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/nGatem12ePk?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Auguri Mama Afrika</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 12:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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Fa piacere sapere che oggi Google ricorda Miriam Makeba, una grande donna africana, in occasione del suo 81° compleanno.
Ve le ricordate le trascinanti note di Pata Pata, rese famose in Italia dalla pubblicità di un noto gelato? Pata Pata è stato forse il più grande successo di Mama Afrika (com&#8217;era ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/03/04/auguri-mama-afrika/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1571.png&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/03/miriam-makeba.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1575 imgArticoloBordo" title="miriam-makeba" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/03/miriam-makeba-300x142.png" alt="" width="300" height="142" /></a>Fa piacere sapere che oggi Google ricorda <strong>Miriam Makeba</strong>, una grande donna africana, in occasione del suo 81° compleanno.</p>
<p>Ve le ricordate le trascinanti note di <strong>Pata Pata</strong>, rese famose in Italia dalla pubblicità di un noto gelato? Pata Pata è stato forse il più grande successo di Mama Afrika (com&#8217;era soprannominata), che per prima a partire dagli anni 50 ha permesso di apprezzare la meravigliosa musica africana anche in Europa e USA.</p>
<p><span id="more-1571"></span></p>
<p>Questa incredibile donna dalla voce forte e dal volto solare, <strong>ha combattuto tutta la vita contro l&#8217;Apartheid</strong> che affliggeva il suo paese, il Sud Africa &#8211;  fino al 2008, anno del suo decesso.</p>
<p>Il suo impegno non si è fermato neanche negli ultimi anni, basti pensare che <strong>la sua ultima apparizione fu proprio qui, in Italia, dove si è esibita in un concerto anti-camorra dedicato a Roberto Saviano</strong>. Poche ore dopo, qua nella nostra Penisola, la Makeba perse la vita per un attacco cardiaco e forse per i soccorsi arrivati troppo in ritardo&#8230;</p>
<p>A noi piace ricordarla così:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="420" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/FP6CdNVzjC8?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/FP6CdNVzjC8?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Fare del male per fare del bene&#8230; si può?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 21:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
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Si può, si può, o almeno così pare.
 Si può fare ai rinoceronti.
Questi colossi della savana, così possenti e così pericolosi, sembrano diventare cuccioli indifesi quando vengono uccisi o mutilati dai bracconieri che ne saccheggiano i preziosi corni. Merce da rivendere soprattutto in Thailandia, Nigeria e RD Congo, al mercato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/02/24/fare-del-male-per-fare-del-bene-si-puo/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1561.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/rinoceronti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1562 imgArticoloBordo" title="rinoceronti" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/rinoceronti-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Si può, si può, o almeno così pare.<br />
<strong> Si può fare ai rinoceronti.</strong><br />
Questi colossi della savana, così possenti e così pericolosi, sembrano diventare cuccioli indifesi quando vengono uccisi o mutilati dai bracconieri che ne saccheggiano i preziosi corni. Merce da rivendere soprattutto in Thailandia, Nigeria e RD Congo, al mercato nero.</p>
<p>Anche se è illegale ucciderli o tagliargli i corni, sono moltissimi i rinoceronti in pericolo in Sud Africa. Così, in questo come in altri Paesi, <strong>oggi sono i veterinari a tagliare i corni come atto estremo anti-bracconaggio. Niente corni, niente rinoceronti morti. IN più, i corni rinascono in cinque anni.</strong><br />
Una mutilazione dolorosa ma necessaria, come testimonia questo scatto del newyorkese Brent Stirton nel 2001 e adesso in mostra al Fort Brent in Val d&#8217;Aosta, come spiegato su La Nazione di sabato 23 febbraio.</p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/rinoceronti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1562" title="rinoceronti" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/rinoceronti.jpg" alt="" width="545" height="363" /></a></p>
<p>Ad acquistare il corno di rinoceronte in Asia sono soprattutto i ricchi, perché sono costosissimi. Secondo le leggende orientali, il corsno di rinoceronte è un potente medicamento. &#8220;<em><strong>In Vietnam, dove un ministro anziano ha affermato che corno di rinoceronte curato il suo cancro, si vende per 1865 € per 100 g per i clienti locali, e per più di 6.340 € ad acquirenti stranieri</strong></em>.&#8221; racconta la<a href="http://www.worldpressphoto.org/photo/2012-brent-stirton-nas1-il"> World Press Photo</a>.</p>
<p>Pare che nel mondo ne restino solo 16.000 esemplari e rischiano gravemente l&#8217;estinzione.</p>
<p>(Photo Copyright: World Press Photo &#8211; Brent Stirton)</p>
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		<title>Un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 20:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Sono venuta a conoscenza sul blog di Roberta Milano, anche se un po&#8217; in ritardo, della manifestazione One Billion Rising, per combattere la violenza contro le donne a livello globale. L&#8217;organizzazione invita tutte le donne del mondo e chi le ama a uscire, ballare e alzarsi nello stesso giorno, con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/02/24/un-miliardo-di-donne-che-ballano-e-una-rivoluzione/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1543.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/one-billion-rising1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1553 imgArticoloBordo" title="one-billion-rising" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/one-billion-rising1-300x109.jpg" alt="" width="300" height="109" /></a>Sono venuta a conoscenza sul blog di <a href="http://www.robertamilano.com/2013/02/one-billion-rising-anche-il-turismo-vuole-esserci-e-ballare.html" target="_blank">Roberta Milano</a>, anche se un po&#8217; in ritardo, della manifestazione <strong>One Billion Rising, per combattere la violenza contro le donne a livello globale</strong>. L&#8217;organizzazione invita tutte le donne del mondo e chi le ama a uscire, ballare e alzarsi nello stesso giorno, con <strong>flash mob pubblici </strong>come atti di solidarietà e di testimonianza contro una società che non protegge e non punisce abbastanza gli atti di violenza contro le donne.</p>
<p>Purtroppo la data deputata a questo ballo globale, il 14 febbraio, per quest&#8217;anno è ormai passata. <strong>Si aspetta il 14 febbraio 2014 per replicare, ma intanto condivido con voi il meraviglioso video ufficiale.</strong></p>
<p>Bello e doloroso comprendere come la violenza purtroppo accomuni le donne in ogni dove, nel sud e nel nord nel mondo, di qualunque età, razza ed estrazione sociale: <strong>violenze, maltrattamenti, stupri, menomazioni, deturpazioni, mobbing, non ci sono stati mai risparmiati.</strong></p>
<p><strong>Bella anche la scelta della data, San Valentino. Il prossimo anno invece di dedicare questa inutile giornata a chi si ama, dedichiamola alle donne che non sono amate.</strong></p>
<p><iframe width="530" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/gl2AO-7Vlzk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>World Press Photo Award: vincono i bambini uccisi a Gaza</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 12:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
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Eccola qui la foto che si è aggiudicata il prestigioso World Press Photo Award: una foto che lo svedese Paul Hansen ha scattato il 20 novembre 2012 a Gaza, dopo l&#8217;ennesima uccisione di civili a causa della faida israeliano-palestinese, che non risparmia certo i più piccoli.
Il fotografo si è posto di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/02/19/world-press-photo-award-vincono-i-bambini-uccisi-a-gaza/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1527.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/SN1_3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1529 imgArticoloBordo" title="World Press Photo Award 2013" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/SN1_3-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Eccola qui la foto che si è aggiudicata il prestigioso <strong>World Press Photo Award</strong>: una foto che lo svedese <strong>Paul Hansen</strong> ha scattato il 20 novembre 2012 a Gaza, dopo l&#8217;ennesima uccisione di civili a causa della faida israeliano-palestinese, che non risparmia certo i più piccoli.</p>
<p>Il fotografo si è posto di fronte al corteo, capeggiato degli zii di due piccoli vittime e ha scattato un foto che racchiude in una straziante sinteticità il malessere, l&#8217;abominio, il disgusto, la rabbia e la tristezza di un&#8217;intera comunità da anni sotto la minaccia del massacro casuale.</p>
<p><span id="more-1527"></span></p>
<p>E <strong>i due bambini cessano di avere un nome, diventano simbolo di una guerra, e &#8211; ancora di più da morto &#8211; accusano.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/SN1_31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1534" title="SN1_3" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/SN1_31.jpg" alt="" width="540" height="350" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong><em>Foto courtesy: Paul Hansen &#8211; <a href="http://www.worldpressphoto.org/" target="_blank">http://www.worldpressphoto.org/</a></em></strong></p>
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		<title>Internet e Pedofilia: in UK bambini sequestrati e abusati</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 21:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà e Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[abuso sessuale inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>
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Il 13 gennaio, mentre mi trovavo all&#8217;aeroporto di Dubai di ritorno da un viaggio all&#8217;estero, ho acciuffato una copia del Sunday Times gratuita e mi sono dedicata a un&#8217;interessante lettura mattutina delle 3.30.
All&#8217;interno del bell&#8217;inserto domenicale  del quotidiano chiamato Culture, ho scovato un articolo che potrei definire solo raccapricciante.
Che in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/02/17/internet-e-pedofilia-in-uk-bambini-sequestrati-e-abusati/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1515.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/abused-child-with-teddy-bear-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1520 imgArticoloBordo" title="Internet e Pedofilia" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/abused-child-with-teddy-bear-1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il 13 gennaio, mentre mi trovavo all&#8217;aeroporto di Dubai di ritorno da un viaggio all&#8217;estero, ho acciuffato una copia del <strong>Sunday Times</strong> gratuita e mi sono dedicata a un&#8217;interessante lettura mattutina delle 3.30.</p>
<p>All&#8217;interno del bell&#8217;inserto domenicale  del quotidiano chiamato <strong><em>Culture</em></strong>, ho scovato <strong>un articolo che potrei definire solo <em>raccapricciante</em>.</strong></p>
<p>Che in Inghilterra gli adolescenti fossero particolarmente problematici era risaputo (basti l&#8217;altissimo tasso di ragazze madri giovanissime, anche di dieci o undici anni), ma<strong> la forma di mercificazione sessuale dei giovanissimi che si sta verificando in questo momento mi è sembrata davvero al di là di ogni immaginazione.</strong></p>
<p>Nell&#8217;articolo &#8220;<em><strong>Special delivery: children for sex</strong></em>&#8221; la giornalista Caroline Scott descrive il nuovo trend anglosassone in ambito pedofilia:<strong> i ragazzini dai 10 ai 15 anni vengono adescati in luoghi pubblici o più spesso su Internet, vengono trasportati in altre città e chiusi per giorni in appartamenti o case dove diventano gli oggetti sessuali di uomini e uomini di qualsiasi età</strong>, <strong>spesso per essere poi spostati in altre città e in altre case, finchè non riescono a scappare o a tornare a casa sotto minaccia</strong>.</p>
<p>Nonostante l&#8217;attenzione pubblica si sia alzata nei riguardi di questo fenomeno, non si arresta la crescita: secondo l&#8217;associazione Gallese <a href="http://www.barnardos.org.uk/index.htm" target="_blank">Barnardo</a>, il numero dei casi negli ultimi quattro anni<strong> sono aumentati del 37% &#8211; 1.500 all&#8217;anno e i bambini che hanno denunciato di essere stati oggetto di traffico in giro per il per il Paese sono aumentati dell&#8217;84%</strong>.</p>
<p>Per fare un esempio di quello che accade ai ragazzini, uno degli assistenti che si occupano di aiutare e sostenere i reduci, racconta: “<em>Abbiamo avuto una ragazzina che è scomparsa per tre giorni. È stata portata in macchina in una casa dove ha dovuto avere rapporti sessuali con 12 uomini. Era completamente devastata e quando è tornata a casa non poteva raccontare né dove fosse stata né alcun nome dei suoi abusatori</em>.”</p>
<p>I bambini vengono trovati dovunque, vengono caricati in macchina, in treno o in taxi con false promesse e poi vengono chiusi in luoghi che non conoscono con gente che non conoscono.</p>
<h2>Il pericolo in Rete</h2>
<p>Soprattutto vengono circuiti in rete: “<strong>Internet era implicata in quasi tutti i casi raccolti nel 2012. E questo rende il tracciamento dei perpetranti estremamente difficile</strong>.”</p>
<p>Le associazioni lavorano alacremente con la polizia per rintracciare le reti di abusatori  in Rete, ma questi sono sempre “un passo avanti”, sfruttano tecniche sempre più sofisticate e sono molto difficili da catturare, anche grazie all&#8217;anonimato offerto da Internet.</p>
<p>Il fenomeno assume <strong>un alone ancora più sinistro</strong> se pensiamo che i ragazzini abusati non sono sempre figli di immigrati o cresciuti in famiglie disagiate: “<strong>Possono avere degli ottimi genitori a casa. Ma tutti i bambini di 13-14 anni sono vulnerabili </strong>a causa dei grandi cambiamenti fisici e mentali che avvengono in loro – e<strong> i social network incrementano questo rischio</strong>. Sono alla ricerca disperata di trovare persone che li apprezzino e che dicano le amabili cose che gli abusatori dicono quando cercano di circuirli. Potrebbero essere il figlio di chiunque.”</p>
<p>Non voglio perdermi in inutili paternali o moralismi, ma ultimamente ho visto comparire account Facebook di adolescenti di 15 anni figli di persone che conosco e che li lasciano completamente liberi di utilizzarli come preferiscono.<strong> La Rete è forte, la Rete è potente, offre potenzialità ai nostri figli che noi non avremmo mai potuto sperare, ma a quale prezzo li lasciamo provare, sperimentare e capire?</strong></p>
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		<title>Benvenuti su RisoNero</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 12:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà e Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione onlus]]></category>
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		<description><![CDATA[
Perché ho gettato la spugna e ora ho deciso di riprendermela
Per vivere faccio la blogger. Dedico in media 16 ore settimanali ad un blog aziendale. Cerco, scrivo, rifletto, rivedo, correggo, pubblico, invio, rispondo. Ogni settimana, ogni mese, da quattro anni. Un impegno importante, difficile, a volte amato a volte odiato.
Ho ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2013/02/12/benvenuti-su-risonero/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1502.gif&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<h2><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/riso-nero-template-580x300.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1506 imgArticoloBordo" title="riso-nero" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2013/02/riso-nero-template-580x300-300x155.gif" alt="" width="300" height="155" /></a>Perché ho gettato la spugna e ora ho deciso di riprendermela</h2>
<p>Per vivere faccio la blogger. Dedico in media 16 ore settimanali ad un blog aziendale. Cerco, scrivo, rifletto, rivedo, correggo, pubblico, invio, rispondo. Ogni settimana, ogni mese, da quattro anni. Un impegno importante, difficile, a volte amato a volte odiato.</p>
<p><strong>Ho sempre pensato che fosse impossibile che aprissi un blog e che lo lasciassi a se stesso, perché non si fa. Qualunque blogger sa che questa è la regola numero uno.</strong></p>
<p><strong>Ma io l’ho fatto, ho curato – per quello che potevo – questo blog per circa diciotto mesi e poi – per pigrizia, per stancchezza, per mancanza di motivazione – l’ho lasciato andare lentamente alla deriva. I pezzi sono diventati sempre meno, le idee si sono estinte, e poi niente, il silenzio.</strong></p>
<p>Ho fatto finta di niente, ho pensato che non sarebbe mancato a nessuno e forse nemmeno a me.</p>
<p>Ho imbastito ogni sorta di scusa: lavoro nove ore al giorno, non ce la faccio a tornare a casa la sera e a scrivere. Devo organizzare un matrimonio. Sto comprando una casa. Devo badare a un marito. Parto per un viaggio. E così via, così via.</p>
<p><strong>Nel tempo è cresciuto il disagio, è cresciuta la tristezza, è arrivato il senso di fallimento, il disprezzo per un progetto abortito.</strong></p>
<p>Poi però, come in tutte le belle storie a lieto fine, mi sono fermata e ho pensato. Ho avuto la fortuna di ritirarmi per un paio di settimane in un isolotto dell’oceano indiano con dei libri azzeccati, che mi hanno fatto scattare in testa <strong>domande scomode e buoni propositi.</strong></p>
<p>Il primo è <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZxQy8RJi1u8" target="_blank">“The Icarus Deception” di Seth Godin</a>, un pensatore, guru del marketing e dei blog. Dal suo libro, ricchissimo di spunti utili, ho imparato in particolare che:</p>
<ol>
<li>“Art is the unique work of a human being, work that touches another. Seizing new ground, making connections between people or ideas, working without a map – these are works of art, and if you do them, you are an artist, regardless of whether you wear a smock, use a computer, or work with others all day long.” – <strong>Questo blog è nato per connettere e per diffondere idée importanti, dunque merita un’altra chance. Senz’altro. Non mi aspetto di cambiare il mondo, ma di fare qualcosa di significativo almeno sì.</strong></li>
<li>“Art is a habit, one that we practice daily or hourly until we get good at it.”</li>
<li>“Failure can happen.”</li>
<li>“The new work: Start something. Figure it ut. Connect. Make the call. Ask. Learn. Repeat. Risk it. Open. What’s next?”</li>
<li>&#8220;Trust, relevance, love&#8221;</li>
</ol>
<p>Ma soprattutto:</p>
<ol>
<li><strong>“Following instruction is overrated”</strong></li>
</ol>
<p><strong>Ecco, forse ho trovato l’errore, l’impasse che mi ha spinto a non andare avanti.</strong></p>
<p>Ho perso di vista il mio intento e ho seguito le istruzioni. Le istruzioni regolari del blogging, quelle che ho bene in mente ogni mattina quando mi siedo alla scrivania dell’ufficio dove lavoro. Ho fato l’errore madornale di applicare quelle regole al mio blog personale.</p>
<p><strong>Ma questo non è lavoro, è una passione, una missione, un divertimento e soprattutto un bisogno, una urgenza di dire e di condividere certi pensieri, certe informazioni che trovo agli angoli o nell’ultima pagina di giornale, che per me sono essenziali.</strong></p>
<p>Dice bene <a href="http://www.amazon.com/Scrivere-nella-rete-Facebook-Twitter/dp/8808278182" target="_blank">Stephan Porombka in “Scrivere nella Rete”</a>, il secondo libro che mi sono portata in viaggio, convergendo in qualche modo col pensiero di Godin:</p>
<p>“Scrivere con meno regole fisse significa che non ci si dovrà attenere a nessun programma vincolante. Tutto ciò ci impedirebbe di sorprendere gli altri e soprattutto noi stessi. Le regole fisse riproducono soltanto ciò che è già noto, favorendolo. Ma bloccano le possibilità di vedere il nuovo. <strong>Scrivere con maggiore vitalità significa di conseguenza seguire i propri impulsi invece di frenarli. Il principio è che l’energia che si è trovata in giro deve essere inoltrata agli altri via blog, come se il blog fosse un commutatore.</strong>”</p>
<p>Ho trovato in queste parole nuova linfa per il mio lavoro e per questo blog, che –come ho detto – merita senz’altro un’altra chance.</p>
<p>Perciò preferisco comunicare a quei lettori – pochi ma buoni – che hanno seguito la breve storia di Risonero, che da oggi in avanti il blog riprende le sue attività ma senza una regola fissa, se non questi brevi spunti:</p>
<ol>
<li><strong>Non ci sarà un calendario editoriale</strong>: non posso e non voglio garantire post giornalieri o settimanali. Gli articoli usciranno ogni qual volta ci siano eventi o riflessioni degne di nota che valga davvero la pena condividere. Desidero che quello che finisce nella vostra casella di posta sia DAVVERO rilevante.</li>
<li><strong>Compariranno di tanto in tanto articoli dedicati alla comunicazione nel settore onlus.</strong> Nella vita mi occupo di copywriting e web marketing, e reputo che per molte associazione no profit la Rete sia ancora un universo ricco di potenzialità ma sconosciuto. Sarebbe un peccato non mettere la mia esperienza sul campo a disposizione di chi si cura di no profit. Case history di successo, esempi esemplari e idee di comunicazione non mancheranno.</li>
</ol>
<p><strong>Pensavo di avere più numeri per arricchire questo elenco, e invece no. Riparto senza bussola, come dice Godin.</strong></p>
<p><strong>Benvenuti di nuovo su RisoNero dunque. Spero di non annoiarvi mai e, nel qual caso, gradirei me lo diceste.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>#Siria: un&#8217;altra guerra che spazza via la Normalità</title>
		<link>http://www.risonero.com/2012/09/23/siria-unaltra-guerra-che-spazza-via-la-normalita/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2012 13:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà e Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[agire]]></category>
		<category><![CDATA[blogga per agire]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in siria]]></category>
		<category><![CDATA[siria]]></category>

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Mohamad ha 12 anni, è siriano ed è sordo. Il giorno che il pulmino di Terre des Hommes è arrivato alla sua tenda di fortuna ad Arsaal, in Libano dove è fuggito con la famiglia, credeva che avrebbe portato anche lui a scuola, ma era troppo grande e il pullman ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.risonero.com/2012/09/23/siria-unaltra-guerra-che-spazza-via-la-normalita/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p><p><img src='http://www.risonero.com/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/1484.jpg&amp;w=155&amp;h=100&amp;zc=1&amp;ft=jpg' alt='post thumbnail' /></p>
<p><a href="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2012/09/Mirko-Cecchi_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1496 imgArticoloBordo" title="Mirko Cecchi_1" src="http://www.risonero.com/wp-content/uploads/2012/09/Mirko-Cecchi_1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Mohamad ha 12 anni, è siriano ed è sordo. Il giorno che il pulmino di <strong>Terre des Hommes</strong> è arrivato alla sua tenda di fortuna ad Arsaal, in Libano dove è fuggito con la famiglia, credeva che avrebbe portato anche lui a scuola, ma era troppo grande e il pullman non lo ha preso con se. Il giorno dopo Mohamad ha atteso con pazienza il pulmino con i più piccoli, e quando le porte si sono chiuse davanti a lui, ha iniziato a correre. <strong>Ha corso per 2 km per arrivare alla scuola</strong>, perché anche lui voleva imparare.<br />
<span id="more-1484"></span></p>
<p><strong>Nessuno di noi ha idea di che cosa significhi la guerra.</strong> Nessuno di noi lo sa, perché nonostante gli echi che ci raggiungono attraverso le TV e i giornali, fortunatamente non abbiamo la possibilità di vedere la normalità che se ne va dietro le bombe e i carri armati. Fare la spesa, andare a scuola, uscire la sera con gli amici, andare al cinema. <strong>Via, la Guerra spazza tutto via, e per prima cosa spazza via le vite semplici della gente ordinaria</strong>.</p>
<p>Anche in Siria è così: dalle parole delle Associazioni di <a href="http://www.agire.it">AGIRE</a>, arrivano per la prima volta i racconti di chi ha visto negli ultimi anni le famiglie scappare portandosi dietro minimo 5 ragazzi ognuna. Le ONLUS operano per cercare di mantenere in vita una parvenza di normalità per i ragazzini, ma quando le cose precipitano e non resta nulla, la normalità non è che un miraggio.</p>
<p>Mohamad è uno di quei ragazzi siriani che è fuggito in Libano con la famiglia e che da mesi non può tornare a scuola. Inseguire il pullman per lui significa inseguire quella normalità, recuperare dignità, dimenticare per un po’ il dolore e la paura.</p>
<p>Ma non è facile riprendere a studiare, né in Siria né nei Paesi limitrofi dove è sfollata la gente. Per adesso sono ben <strong>801 le scuole della Siria diventate centri di accoglienza</strong> per chi ha dovuto abbandonare la propria casa.<strong> 2.072, il 10% del totale, sono state distrutte</strong>.</p>
<p>Fa paura la testimonianza di Mauro Clerici, responsabile di Terre des Hommes in Libano, che fa toccare con mano il conflitto in tutta la sua disarmante realtà: “<em>Mohamed e i suoi fratelli hanno lasciato la Siria da poco meno di un mese,</em> <em>ma l’assenza dai banchi di scuola risale a due interi anni scolastici, sin dai primi segni di protesta nel loro paese. <strong>La situazione della famiglia di Mohamed è catastrofica. Possiedono solo i vestiti che avevano addosso quando hanno attraversato la frontiera cercando salvezza in Libano</strong></em><strong>.</strong> <em>Ad Arsaal lavoriamo con circa 3000 rifugiati siriani, di cui più di mille in età scolare. </em>Q<em>uello che facciamo – </em>continua Clerici <em>- è offrire lezioni di supporto scolastico alternative alla scuola con programmi di lezione regolari di 4 ore per 4 giorni a settimana. L’obiettivo finale è inserire i bambini all’interno del sistema scolastico libanese, ma questo per ora non è possibile.”</em></p>
<p>Il direttore di AGIRE, Marco Bertotto, conclude: <em>“E’ risaputo quanto l’effetto “normalizzante” della scuola sia fondamentale nella ripresa della vita quotidiana di bambini che hanno subito traumi drammatici. Ci troviamo di fronte a ragazzi che hanno assistito a violenze inaudite e spesso perso famigliari negli scontri.”</em></p>
<p>Ma la situazione è ben lontana dalla normalità. E le cose non possono che peggiorare: quando arriveranno l’inverno e il freddo, con <strong>temperature che oscillano tra i 2 e i 12 gradi</strong>, l&#8217;aumento del prezzo del petrolio e la sua scarsa reperibilità renderanno impossibile riscaldare le scuole, sia quelle dove si fa ancora lezione che quelle che ospitano i profughi.</p>
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<h2><strong>Vi ricordo che fino al 24 settembre si può donare 2€ col numero di emergenza 45500.</strong></h2>
<p><strong>Oppure visitate il sito di <a href="http://www.agire.it/it/appelli_di_emergenza/emergenza_siria/emergenza_siria_dona.html" target="_blank">AGIRE</a>.</strong></p>
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<address>Questo post si inserisce all&#8217;interno del progetto <a href="http://www.bloggaperagire.it/" target="_blank">BloggaperAGIRE</a>, un&#8217; iniziativa di comunicazione e raccolta fondi ideata da AGIREonlus per dar voce alle emergenze umanitarie. I contenuti del post non hanno nessuno scopo politico. Il lavoro delle ONG di AGIRE è slegato da qualunque agenda politica e avviene nel rispetto assoluto dei tre principi umanitari fondamentali  di neutralità, imparzialità e indipendenza.</address>
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