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10
apr. 2011

Immigrazione: perché, cos’è e come si gestisce

Scritto da Margherita in News dal Mondo, Solidarietà e Onlus | Scrivi un commento

Morti_immigrazione_mediterraneoIn questi giorni in cui Lampedusa viene affollata di volti stranieri e l’Italia è troppo impegnata a dibattere su Ruby e fare a botte in Parlamento, mi chiedo che ne sarà del problema immigrazione.

Allora, per cercare di capire, per scacciare le immagini che ci vengono imposte da tv e giornali, dove nella maggior parte dei casi si parla degli immigrati come di un peso, di un pericolo, come di una minaccia, come fossero cavallette pronte a mangiare e a distruggere, insetti fastidiosi da mandare via o peggio, da uccidere, ho provato a capire perché in certi Paesi si sceglie di fuggire, di andarsene.

Perché qualcuno dovrebbe essere disposto a lasciare quel poco che ha, il posto dove vivono i tuoi familiari, i tuoi amici, dove tutti parlano la tua lingua, per avventurarsi in un viaggio pericoloso e ignoto?

Per chi ha voglia e tempo per leggere, consiglio lo splendido racconto del viaggio di Enaiatollah in Nel mare ci sono i Coccodrilli: non c’è immagine più vivida e più terribilmente reale di ciò che significa essere immigrato.

Non vorrei affrontare l’argomento in modo pietistico, ma per farlo come è possibile non affondare le mani nei drammi umani che tante volte sono alla base dell’immigrazione che oggi dobbiamo affrontare?

Dunque, anche se forse troppo pietista, non mi spiace pubblicare questo video pubblicato su PeaceReporter, dedicato a tutte quei profughi che, magari per ricongiungersi a chi amano, hanno cercato di raggiungere l’Italia e non ce l’hanno fatta.

Secondo Giovanni Maria Bellu, condirettore dell’Unità  ”Ogni anno annegano in mare circa quattromila persone, la metà delle quali nelle rotte del Mediterraneo. Partendo dall’inizio del fenomeno in modo massiccio, nel 1988, negli ultimi ventidue anni sono 44mila.”

E’ un numero enorme, di molto superiore a quello che pensavo. Spesso provengono dall’Eritrea, dalla Somalia, dall’Etiopia, posti dove se non ti uccide la guerra, ti uccidono comunque gli stenti, la fame, l’acqua e l’AIDS. In questi casi si scappa per dare un futuro migliore ai figli, per ritrovare la dignità di un lavoro, di una casa che non abbia un tetto di lamiere, o forse semplicemente, per sapere come si sta “dall’altra parte”.

Quante volte sentiamo dire “non c’è lavoro neanche per i nostri”… ma la verità è che non si ha idea dell’enorme gap che divide le due sponde del Mediterraneo. Pochi hanno visto, pochi guardano.

Gli errori di Lampedusa

L’articolo di Peacereporter mi è stato molto utile per capire le dinamiche alla base del disastro di Lampedusa.

Mi sembra che puntualizzi molto bene come il nostro intervento dovrebbe andare alla radice del problema, ovvero più che varare progetti che contengano i flussi di migranti, ci vorrebbero azioni di sostegno dalla crescita e allo sviluppo per i Paresi Poveri, solo così l’immigrazione cesserebbe o comunque diminuirebbe. Riporto uno dei più rilevanti stralci del pezzo:

La politica del nostro governo è analoga a quella per i rifiuti. Non vorrei che, in cambio di molti soldi, intesi come ‘paga del soldato’, alla fine la Tunisia blocchi le partenze, anche in modo brutale, senza risolverlo alla radice.

A Lampedusa, arrivavano persone con il diritto di fare domanda di asilo e non venivano adeguatamente informate su questo diritto. Invece oggi succede il contrario. I tunisini vengono invitati a fare domanda di asilo e non si capisce perché. Il perché si è capito: in questo modo si poteva evitare di metterli nei Cie, che erano stracolmi. La soluzione più sensata era appunto il permesso temporaneo per motivi umanitari.

Credo che oggi si tratti di prendere atto che è stata una fase eccezionale, un esodo dove non è possibile distinguere chi è scappato per motivi politici da chi lo ha fatto per motivi economici. Quando c’è un cambio di regime può temere una ritorsione politica chi faceva parte del regime precedente. Ma anche le persone prima considerate ‘cattive’ hanno diritto all’asilo politico.

Bisogna prendere queste persone come persone che sono in uno stato intermedio tra la condizione del migrante economico e quella del migrante politico. I permessi temporanei sono una buona soluzione. Sarebbe da concordare questa operazione con l’Europa, mentre per il futuro bisogna trovare dei mezzi che dissuadano le partenze per motivi economici. Ci vuole un’azione combinata: dobbiamo essere rigorosi ma accoglienti nei confronti dei rifugiati, coinvolgendo l’Europa, nel rispetto delle convenzioni internazionali e del Trattato di Ginevra; dobbiamo poi evitare le partenze aiutando economicamente quei Paesi con soluzioni a lungo termine e agendo sul decreto flussi.”

Fonte foto: adciardelli

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